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Ambienti "Natura 2000"

Ambienti "Natura 2000"

Il Parco del Mont Avic è stato inserito nella rete ecologica dell'Unione Europea "Natura 2000", che si propone di garantire la conservazione degli habitat e delle specie elencati nelle direttive UE 2009/147 "Uccelli" e 92/43 "Habitat". L'area protetta è classificata Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1202000) Zona di Protezione Speciale (ZPS Mont Avic - Mont Emilius IT202020).

Il Parco Naturale Mont Avic tutela numerosi habitat e specie considerati di elevato interesse dall'Unione Europea. La Regione Autonoma Valle d'Aosta nel 2011 ha approvato le misure di conservazione da applicare nelle ZSC e nelle ZPS, incluse quelle concernenti l'area del Mont Avic. Tre fra gli ambienti più importanti - le foreste di latifoglie e conifere, le torbiere ed i siti ofiolitici d'alta quota - sono stati oggetto di un progetto di tutela realizzato dall'Ente Parco nel quadriennio 1997-2000 nell'ambito del programma "Life-Natura", con un cofinanziamento comunitario pari al 50% delle spese sostenute; le azioni del progetto sono state le seguenti:

  • effettuazione di ricerche scientifiche su ambienti di particolare pregio naturalistico;
  • ripristino della rete sentieristica, finalizzato ad incanalare in modo efficiente il flusso dei visitatori;
  • razionalizzazione del pascolo in presenza di ambienti vulnerabili (in particolare torbiere);
  • produzione di strumenti informativi (pannelli ed opuscoli illustrati). · La Comunità Europea ha concesso un contributo finanziario pari al 50% delle spese sostenute.
Le foreste di latifoglie e conifere

Le foreste dominano il paesaggio del Parco, ricoprendo i versanti con un manto quasi ininterrotto sino ad oltre 2000 m di quota. La presenza della più vasta foresta di pino uncinato delle Alpi italiane e di boschi di faggio, assenti in tutta la medio-alta Valle d'Aosta, rende del tutto originale la Val Chalamy nel contesto regionale.
La fauna forestale è assai varia; fra gli innumerevoli insetti, sono state rinvenute oltre 110 specie di coleotteri che si nutrono a spese degli alberi e alcune farfalle poco diffuse a livello regionale (Limenitis populi, Apatura iris, Drepana cultraria, Nemapogon wolfiella). L'avifauna comprende fra l'altro il fagiano di monte, il picchio nero, la nocciolaia, il venturone e predatori come l'astore e la civetta capogrosso. Fra i mammiferi si possono ricordare il capriolo, il camoscio, lo scoiattolo e il topo quercino.
La foresta di pino uncinato della Serva è ufficialmente classificata fra i "boschi da seme" di interesse nazionale.
La tutela dei boschi del Mont Avic viene garantita concentrando la presenza dell'uomo sulla rete sentieristica e limitando i tagli: sono attualmente autorizzate soltanto operazioni colturali di miglioramento del "bosco da seme" e modeste utilizzazioni di legname nei settori più produttivi e meno vulnerabili.

Le torbiere

Le torbiere, ambienti di norma poco rappresentati nelle vallate delle Alpi occidentali italiane, sono per contro assai numerose nel Parco del Mont Avic e possono essere indicate come i più importanti biotopi dell'area protetta; ospitano infatti un elevato numero di specie animali e vegetali altrove rare o assenti in Valle d'Aosta, grazie alla presenza di un mosaico di situazioni microambientali differenti: si osservano infatti tutti gli stadi del processo di interramento dei bacini lacustri all'origine delle torbiere in una fascia altimetrica compresa fra 1270 e 2550 m e in situazioni orografiche quanto mai variabili.
La flora delle torbiere comprende numerosissimi muschi (fra i quali ben 13 diversi sfagni), specie rare quali Carex limosa, Carex pauciflora, Trichophorum alpinum e la curiosa Drosera rotundifolia, piccola pianta insettivora assai localizzata in Valle d'Aosta. In estate numerose zone umide sono ricoperte dai caratteristici pennacchi bianchi degli eriofori (Eriophorum scheuzeri, E. angustifolium e, più localizzato, E. vaginatum).
Fra gli animali spicca una notevole varietà di insetti, alcuni dei quali rari o poco diffusi sulle Alpi italiane (in particolare libellule e coleotteri idroadefagi). I vertebrati più frequenti sono la rana temporaria e il toporagno nano.
Le torbiere sono ambienti estremamente vulnerabili. La loro tutela impone di mantenere invariato il naturale regime idrico superficiale e di evitare ogni seppur piccola perturbazione del manto vegetale conseguente al transito di persone o bestiame domestico; l'Ente Parco colloca quindi periodicamente alcuni tratti di recinzione a protezione di alcune delle zone umide più preziose.

I siti ofiolitici d'alta quota

Sono caratterizzati dalla predominanza delle pietre verdi (in prevalenza serpentiniti e gabbri metamorfosati alternati a peridotiti), che danno origine a suoli poveri e superficiali, ricchi di metalli pesanti che hanno effetti tossici sulla maggior parte dei vegetali. La copertura vegetale è conseguentemente ridotta e offre limitate possibilità alimentari agli animali, presenti comunque con un'insospettata varietà di specie.
La flora delle serpentiniti è assai particolare; vi predominano piante erbacee che tollerano la presenza di microelementi tossici, quali le crucifere dei generi Thlaspi e Cardamine. Le numerose specie di licheni che ricoprono le rocce sono indicatrici di un'elevata naturalità dei luoghi e della pressoché totale assenza di agenti inquinanti; la notevole frequenza di licheni parassiti che si accrescono a spese di altri licheni è probabilmente legata ai condizionamenti ambientali dovuti al clima e alle particolari caratteristiche delle pietre verdi.
La ridotta copertura vegetale dei siti ofiolitici d'alta quota fornisce poche risorse alimentari alla fauna alpina, condizionandone in modo negativo le densità. Fra i mammiferi all'interno del Parco sono presenti dai 280 ai 300 camosci, poche decine di stambecchi, lepri variabili, ermellini e alcune colonie di marmotta. Una dozzina di specie di uccelli riescono a nidificare in questi inospitali ambienti e soltanto la pernice bianca è in grado di svernare ad alta quota anche in presenza di un'abbondante e continua coltre nevosa. Gli insetti sono per contro presenti con un elevato numero di specie: a titolo di esempio, sono stati rinvenuti coleotteri appartenenti a ben 22 differenti famiglie.
Per un'efficace tutela dei siti ofiolitici è opportuno non uscire dai sentieri segnalati, al fine di limitare il disturbo alla fauna e di evitare il danneggiamento del manto vegetale.

Faggeta
Torbiera e pino uncinato
Flora 3
Flora 22
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